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Nel 1986 un alpinista cileno salì in cima con un tavolo smontato,
il quale si mise in piedi una volta in cima per dimostrare che era
stato quello ad arrivare più in alto.
In gennaio del 26 muore nell’Aconcagua Juan Stepanek il
quale fu trovato nel 34 da Renato Chabod. Il suo corpo era diventato
mummia e fu riscoperto da Juan Jorge Link nella sua prima discesa
(1936). Nel suo racconto descrisse le forme strane delle pietre
bagnate dalla luce della luna, che deformava le ombre e faceva sembrare
tutto uno strano scenario. Improvvisamente un uomo seduto comparve
con la testa appoggiata fra le mani. Link si chiese
se fossero delle allucinazioni provocate dalla stanchezza. Gridò
all’uomo misterioso il quale rimaneva immovile. Gli si avvicinò
e avvertì sotto la sua giacca a vento la rigidezza del marmo e Link
fuggì spaventato. Solo nella spedizione di Valentín Ugarte riporterà
sotto la salma di Stepanek nel 1946 dopo 20 anni nei pressi della
cima del monte. Trovarono anche un pezzo di giornale del 1926 con
la parola “fatalità” in evidenza, a modo di avvertimento
di quello che gli avrebbe capitato.
Nel 1994 un gruppi di ciechi spagnoli salì in cima attraverso
la via normale ( Nord).
Il 7 gennaio 1947 partano dall’accampamento superiore
fino alla salita finale i tedeschi Cop, Herold e Schade. Quest’ultimo
abbandonerà l’ascensione a 6800 m. Alle ore 17 raggiungono
il filone che li avrebbe portati fino alla cima sud. A metà strada
trovano lo scheletro di un “guanaco” (specie di lama)
coricato tra le roccie. Da allora il filone prende il nome di “Filo
del Guanaco”.
Un gruppo di alpinisti inglesi presento il progetto di portare
in cima una torre alta 40 metri per arrivare ai 7000 metri, ma l’idea
non è mai stata portata a termine. |
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All’inizio della stagione estiva del 71, i compagni di
corda César Pérez Tudela e Walter Bonatti arrivarono separatamente
in cima. Tudela racconta che si perse durante 5 giorni, scesa attraverso
uno dei lati del monte, soffrì sete, fame e allucinazioni. Aveva
le mani ed il naso necrosati. Attribuì questi incidenti al fatto
di aver minimizzato le conseguenze del clima e dell’altezza.
Si lasciò andare sulla neve e credeva di essere in Spagna, non a
Mendoza. Il rumore degli elicotteri gli fece dimenticare la solitudine
e gli diede animo e speranza. Già in Spagna
venne a sapere che il suo compagno italiano metteva in dubbio la
sua ascensione. Allora rifece la strada un anno dopo, rubò il libro
che c’era in cima e lo portò in Europa. Voleva dimostrare
che era stato in cima. Avrebbe spiegato tutto in un settimanale
spagnolo sotto il titolo Chiedo scusa ai montanari. Il libro
fu restituito attraverso via diplomatica.
Nel 1982 Norman Croucher Obe, di 40 anni, inglese, e con gambe
di protesi arrivò a5300 m. Attraverso la via Nord.
Richard Garret, di 14 anni, nel 1984, diventa lo scalatore più
giovane della storia del monte.
Nella stagione 85/86 arriva dalla Spagna Fernando Garrido, per
battere il record di tempo di permanenza in altezza. Sopportó la
mancanza di ossigeno, la forza dei venti fino a 200 chilometri all’ora
e temperature sotto – 60°. L’alpinista spagnolo riuscì
a restare per 66 giorni in cima all’Aconcagua, record mondiale
di sopravvivenza.
Nel 1994 una coppia tedesca portò la loro figlia di due anni
in uno zaino. Nonostante furono evacuati per ordine giudiziaria
a Plaza de Mulas. |
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